SUD: PROSEGUE L'EMIGRAZIONE. IN 700MILA PARTITI PER IL NORD.
Data 16/07/2009 11:43  Autore WebDesignBrasacchio  Hits 230  Lingua Italian
Non si ferma il fenomeno dell'emigrazione dal Sud verso le zone piu' sviluppate del Paese, fenomeno che fa del Mezzogiorno italiano ''un caso unico in Europa'' in cui la carenza di domanda di professioni di qualita' spinge i migliori ''cervelli'' a cercare fortuna al Centro-Nord. E' quanto segnala il Rapporto sull'economia del mezzogiorno 2009 dello Svimez.


 L'Italia, si legge nello studio, ''continua a presentarsi come un Paese spaccato in due sul fronte migratorio: a un Centro-Nord che attira e smista flussi al suo interno corrisponde un Sud che espelle giovani e manodopera senza rimpiazzarla con pensionati, stranieri o individui provenienti da altre regioni'' mentre e' ''la carenza di domanda di figure professionali di livello medio-alto a costituire la principale spinta all'emigrazione''.

Tra il 1997 e il 2008 circa 700mila persone hanno abbandonato il Mezzogiorno. Nel solo 2008 sono oltre 122mila i residenti delle regioni del Sud partiti verso le regioni del Centro-Nord a fronte di un rientro di circa 60 mila persone.

Oltre l'87% delle partenze ha origine da Puglia, Sicilia e Campania. In quest'ultima regione si registra l'emorragia piu' forte (-25 mila), a seguire Puglia e Sicilia rispettivamente con 12,2 mila e 11,6 mila unita' in meno.

Da considerare anche il fenomeno dei ''pendolari di lungo raggio'' che nel 2008 sono stati 173.000, 23mila in piu' rispetto al 2007. Persone residenti nel Mezzogiorno ma con un posto di lavoro al Centro-Nord o all'estero, ''cittadini a termine'', come li definisce la Svimez, che rientrano a casa nel week end o un paio di volte al mese.

Si tratta di giovani con un livello di studio medio-alto: l'80% ha meno di 45 anni e quasi il 50% svolge professioni di livello elevato, il 24% e' laureato.

''Non lasciano la residenza - sottolinea la ricerca - generalmente perche' non lo giustificherebbe ne' il costo della vita nelle aree urbane ne' un contratto di lavoro a tempo. Spesso sono maschi, singles, dipendenti full time in una fase transitoria della loro vita, come l'ingresso o l'assestamento nel mercato del lavoro''.

Le regioni che attraggono maggiormente i pendolari sono Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio. In vistosa crescita le partenze dei laureati ''eccellenti'': nel 2004 partiva il 25% dei laureati meridionali con il massimo dei voti; tre anni piu' tardi la percentuale e' balzata a quasi il 38%.

Fenomeno, quest'ultimo, che si spiega con il fatto che la mobilita' geografica Sud-Nord permette una mobilita' sociale.

I laureati meridionali che si spostano dopo la laurea al Centro-Nord vanno infatti incontro a contratti meno stabili rispetto a chi rimane, ma a uno stipendio piu' alto. Il 50% dei giovani immobili al Sud non arriva a 1000 euro al mese, mentre il 63% di chi e' partito dopo la laurea guadagna tra 1000 e 1500 euro e oltre il 16% piu' di 1500 euro.



IL MEZZOGIORNO SCIVOLA IN CODA CLASSIFICA UE. IMMUTATO GAP COL NORD ITALIA.

Il mezzogiorno scivola nelle ultime posizioni della classifica europea e non riesce a recuperare terreno nei confronti delle regioni piu' sviluppate dell'Italia. In dieci anni, si legge nel Rapporto Svimez, dal 1995 al 2005, le regioni meridionali sono sprofondate nella classifica europea, situandosi in posizione comprese tra 165 e 200 su un totale di 208. Un processo ''in decisa controtendenza con le altre aree deboli Ue, che sono cresciute mediamente del 3% annuo dal 1999 al 2005, mentre il Sud si e' fermato a +0,3%''.

A livello nazionale la dinamica dell'economia meriodionale mostra un andamento stagnante rispetto a quella del Centro-Nord con un gap che non si riduce. A testimonianza di questo, il fatto che nel 1951 nel Mezzogiorno veniva prodotto il 23,9% del Pil nazionale. Sessant'anni dopo, nel 2008, la quota e' rimasta sostanzialmente immutata (23,8%).

''Dal 1951 al 2008 - sottolinea la Svimez - il Sud e' cresciuto circa agli stessi ritmi del Centro-Nord, ma non e' riuscito e non riesce a recuperare il gap di sviluppo''.

Il PIL per abitante al Sud e' pari a 17.971 euro, il 59% del Centro-Nord (30.681 euro) con una riduzione del divario di oltre 2 punti percentuali dal 2000 ''dovuta solo alla riduzione relativa della popolazione''. Nel 2008 il Sud e' calato dell'1,1%, con una minima percentuale di differenza rispetto al Centro-Nord (-1%). A livello regionale la Campania mostra una diminuzione del Pil particolarmente elevata (-2,8%), mentre le altre regioni meridionali presentano perdite piu' contenute. Meno colpita dalla crisi la Puglia (-0,2%).



SPARISCONO LE BANCHE. PIU' DIFFICILE L'ACCESSO AL CREDITO.

Diminuiscono le banche presenti nelle regioni del Mezzogiorno, crolla addirittura il numero degli Istituti bancari meridionali indipendenti e si fa ancora piu' difficile l'accesso al credito al Sud del Paese. E' quanto emerge dal Rapporto sull'economia del Mezzogiorno della Svimez.

La ricerca evidenzia come tra il 1990 e il 2001 il numero di banche presenti nell'area si sia ridotto del 46% contro il 20% del Centro-Nord.

Il numero di banche meridionali indipendenti, sia sotto forma di societa' per azioni che di Banche popolari, e' crollato da 100 del 1990 a 16 del 2004 mentre negli stessi anni le banche di credito cooperativo (BCC) si sono piu' che dimezzate (da 213 a 111).

In sostanza, secondo la Svimez, si presenta un quadro di ''forte dipendenza del sistema bancario meridionale dal Centro-Nord: nel periodo in questione le banche appartenenti a gruppi dell'altra ripartizione sono salite da 0 a 21, con una forte diffusione in Basilicata, Calabria e Sardegna''.

In questo quadro si presenta piu' grave che altrove il problema dell'accesso al credito. Al Sud, segnala il Rapporto, dal 2004 al 2006 il 9,3% delle imprese ha lamentato difficolta', contro il 3,8% del Nord. Dal 2007 al 2008 inoltre il tasso di crescita annua dei prestiti alle imprese e' crollato al Sud dal 14,9% al 7,9% contro il calo piu' contenuto a livello nazionale (da 12,4% a 10,2%).



SCENDONO TRASFERIMENTI A IMPRESE, AL PALO LE INFRASTRUTTURE.

La spesa pubblica indirizzata nelle regioni del Mezzogiorno e' continuata a diminuire nel 2008 parallelamente a quella degli investimenti, penalizzati dalla riduzione o dalla abolizione di agevolazioni ed erogazioni di contributi alle imprese. In particolare, si legge nel Rapporto Svimez, la spesa pubblica pro capite al Sud l'anno scorso e' stata pari a 10.490 euro (rispetto ai 12.300 euro pro capite del Centro Nord) con una tendenza all'incremento delle spese correnti a scapito di quelle per gli investimenti. Fenomeno che si ribalta guardando alle regioni del Centro Nord dove la spesa corrente cala e si privilegiano gli investimenti, aumentati in misura doppia rispetto al Sud.

Infatti la quota diretta al Mezzogiorno della spesa in conto capitale e' stimata dalla Svimez nel 2008 al 34,9%, una percentuale piu' bassa di oltre 6 punti rispetto al 41,1% del 2001 e ''lontanissima dall'obiettivo del 45%, che ormai appare come una chimera''.

Su questa riduzione, sottolinea il Rapporto, ha inciso ''il ridimensionamento dei trasferimenti di capitale per agevolazioni alle imprese, che non e' stato sostituito, come nei programmi, da un maggior impegno per la dotazione di infrastrutture''. Gli investimenti sono infatti scesi del 2,1% annuo dal 2001 al 2008, tre volte tanto rispetto al Centro-Nord (-0,6%), proprio a seguito anche della riduzione o abolizione di alcune agevolazioni come credito d'imposta o legge 488.
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