La discussione che si è aperta, in Italia e in Europa, sulla questione del crocifisso, a seguito della sentenza della Corte di Strasburgo del novembre 2009, ha un aspetto positivo. Essa ha consentito alle Chiese, alle confessioni religiose e a molti Stati europei di esprimere la loro opinione sul problema dell'esposizione dei simboli religiosi negli spazi pubblici, e soprattutto sul significato attuale che hanno le tradizioni religiose e culturali dei popoli e delle Nazioni d'Europa, sia a livello giuridico che a livello politico.
Non a caso lo Statuto del Consiglio d'Europa approvato a Londra il 5 maggio 1949 afferma nella parte introduttiva che: «I Governi (sono) irremovibilmente (inébranlablement) legati ai valori spirituali e morali, che sono patrimonio comune dei loro popoli e la vera fonte dei principi di libertà spirituale, libertà politica e preminenza del Diritto, dai quali dipende ogni vera democrazia». A sua volta la convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo (Cedu) afferma nella parte introduttiva che: «I Governi firmatari, Membri del Consiglio d'Europa (sono) risoluti, in quanto Governi di Stati europei animati da uno stesso spirito e forti di un patrimonio comune e di tradizioni e di ideali politici, di rispetto della libertà e di preminenza del diritto, a prendere le prime misure adatte ad assicurare a garanzia di certi diritti enunciati nella Dichiarazione Universale».